NU SURDE, DUIE SURDE, TRE SURDE, TUTTE SURDE di Antonio Petito Teatro “A.Niccolini” | 08/04/2015 - 30/04/2015
| ore 00:00
di Antonio Petito
omaggio allo scenografo, costumista e illustratore Lele Luzzati

27 marzo ore 20,30/ 28 marzo ore 11,00/ 30-31 marzo ore 20,30 Teatro Antonio Niccolini -Accademia Di Belle Arti di Napoli

con
AGOSTINO CHIUMMARIELLO    NICOLA VORELLI
TERESA RAIANO    ANDREA DI RONZA

musiche eseguita da VINCENZO FIORILLO SIMONE MATTIA PISANI
scene e costumi STELLA CALCULLI
Allestimento a cura della scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli
disegno luci  LAURA MICCIARELLI    CESARE ACCETTA
foto FABIO DONATO    graphic design ENRICA D’AGUANNO

regia TONINO DI RONZA

maschere trucco e parrucco  SARA FERRANTE

direzione palcoscenico CARMINE DI MIZIO

responsabile tecnico UGO DE MARTINO

movimenti scenici PASQUALE MASCOLI MARIO DI NARDO DAVIDE CARITA’

 

 

Note di regia

Ad Antonio Petito sono da attribuire la rivoluzione del dialetto in funzione di una drammaturgia  indirizzata verso un realismo pregno di contenuti contemporanei, sviluppato nel genere della “parodia”, non solo di Opere melodrammatiche o liriche, ma anche di mode e costumi dell’epoca, di storie tratte dall’attualità , di caratteri e atteggiamenti come si evince dai titoli delle sue commedie. Si pone in conflitto con “gli statuti letterari e con la norma dei generi contaminandoli, frantumandoli, capovolgendoli, snaturandoli» (Greco 1989).

Della nuova maschera di Pulcinella espressione della satira  corrente e gli aspetti linguistici caratterizzati  «ambivalenza semantica, le inversioni sintattiche e concettuali, il garbuglio studiatamente confuso, lo stravolgimento lessicale» (Scarfoglio-Lombardi Satriani 1992), traggo il mio interesse verso questo autore  recentemente analizzato in una retrospettiva sulla maschera al Teatro Mercadante a cura di Renato Carpentieri.

“Uno surde duie surde tre surde tutte surde” si colloca in termini di linguaggio dialettale popolare in una dimensione onirica incoraggiata, oserei dire quasi scontata, nella scelta del contenitore scenografico punta di diamante della messa in scena e dalla struttura “operettistica” offerta dalla interpretazione attoriale scelta con cura per carattere e musicalità timbrica aggiungendo al testo il vibrante strumento vocale.

A Lele Luzzati, uno degli artisti più amati ed ammirati del nostro tempo e maestro del mio percorso di scenografo, che guardo e al quale dedico lo spettacolo. La ricchezza del suo mondo fantastico, l’immediatezza ed espressività del suo stile personalissimo, mi hanno permesso di proporre, forse per la prima volta in teatro, il suo Pulcinella.

 ”Sognare, ecco: il mio amico Pulcinella passa quasi tutto il tempo a sognare oppure a scappare da chi non gli permette di sognare: sua moglie, i carabinieri o alcuni personaggi soprannaturali come la morte o il diavolo. E cosa sogna Pulcinella? Teatri lussuosi dove sarà il gran protagonista, sogna ballerine e pagliacci, sogna di volare sulla luna, di passare le notti in un fantastico luna-park e sogna di poter riposare sempre nel suo letto sul tetto della casetta in riva al mare. (Lele Luzzati 1973)”

“Di fronte alle scenografie di Emanuele Luzzati, si ha quasi sempre l’impressione di finire mani, piedi e pensieri dentro un sogno”, aveva detto anni fa Giorgio Strehler, rendendo omaggio ad un artista fra i più originali e personali del nostro tempo.

In epoca di digitale e computer grafica, la tecnica del découpage , immagini ritagliate e articolate su fondali scenografici – sembra anacronistica, ma non troppo: «In fondo dal punto di vista concettuale alcune tecniche usate oggi dal digitale sono molto simili», spiega Bastiancich.

Così, come Lele Luzzati, modifico l’ambigua maschera di Pulcinella riscattandolo dal cliché tradizionale e lo trasformo con la sua vitalità non più con la furbizia ma attraverso il gioco animandolo al ritmo delle note.

Tonino Di Ronza